Passione poesia: 115 critici per 115 poeti

di Sara Cerneaz

Quando ho avuto per la prima volta tra le mani Passione Poesia ho creduto, con leggerezza, si trattasse di una nuova antologia poetica. In realtà, il corposo volume di 379 pagine si smarca da questa affiliazione già dalla copertina, dove il sottotitolo recita: Letture di poesia contemporanea (1990-2015).

L’idea, nata da Sebastiano Aglieco, Luigi Cannillo e Nino Iacovella, insieme all’editore di CFR Fabrizio Bianchi, è semplice: chiedere a centoquindici critici di scegliere una poesia italiana (una sola) pubblicata tra il 1990 e il 2015 e di corredarla di una nota di lettura. L’allestimento adottato vede gli autori scelti avvicendarsi in un neutrale ordine alfabetico, il breve commento a firma del critico a seguire il testo poetico e, infine, una sintetica nota sul poeta. Insomma, davvero nulla a che vedere con qualsivoglia forma antologica tradizionale. Penso ad esempio alle sillogi Dopo la lirica (Einaudi) e Parola plurale (Sossella), per rimanere a due antologie diversissime, ma uscite a pochi mesi di distanza nel 2005, a testimoniare la fortuna del genere negli anni 2000. Una raccolta più simile a Passione Poesia è quella proposta da Franco Loi e Davide Rondoni ne Il pensiero dominante (Garzanti, 2011), i quali pure scelgono l’impianto alfabetico e la presenza di un’unica poesia per autore. In entrambi i casi non si avanza alcuna periodizzazione storico-letteraria. Eppure la differenza con Passione Poesia è sostanziale, come emerge programmaticamente dalle tre introduzioni in apertura al volume a firma dei curatori. Aglieco, Cannilo e Iacovella, rimettendo la scelta dei poeti e dei versi alle molteplici voci critiche invitate, non intendono promuovere alcuna forma di manifesto poetico. Nel proprio testo introduttivo, Aglieco è perentorio: «Sono convinto che le operazioni più blasonate degli ultimi anni del Novecento, in primo luogo le antologie, gli arroccamenti di scuola, l’insistenza degli ismi fino allo svenamento, alla noia, abbiano rappresentato posizioni politiche profondamente scorrette e nocive perché è chiaro che non si ponevano il problema della testimonianza ma piuttosto di imporre poetiche o quantomeno di indicarle come mode da utilizzare, pena la periferia e l’esclusione dai salotti». La volontà, secondo quanto scrive Cannillo, è invece il tentativo di superare «le distinzioni teoriche, le consorterie generazionali, editoriali, locali che caratterizzano la poesia contemporanea».

Centoquindici critici hanno proposto centoquindici poeti. Sono tanti (molti di più di quelli accolti nelle antologie succitate), anche se ovviamente non tutti. Il malizioso gioco a scovare gli assenti è tanto facile quanto sterile. Analogamente si potrebbe discettare sulla testimonianza più o meno ampia della scrittura femminile e della produzione in dialetto, o sulla copertura degli scenari poetici regionali. Cannillo racconta come dal punto di vista curatoriale si è cercato, «comunque in modo non meccanico, di tenere in giusta considerazione le esperienze [plurali] della poesia». Il volume mi sembra coeso; a ogni modo, il giudizio sulla selezione degli autori è criticamente sbagliata, poiché denuncia una mancata comprensione della poetica inclusiva di Passione Poesia. Il volume al suo interno ospita poeti ancora poco conosciuti, ma che la sensibilità dei critici hanno eletto per differenti motivi, accanto ad autori ormai classici del Novecento (dei quali però sono proposti, per «scoperte o riscoperte» con le parole di Cannillo, anche testi meno noti). Dell’area veneta, per esempio, leggiamo il Zanzotto di Conglomerati (2009) e Alberto Dubito Feltrin, classe 1991, con Erravamo giovani stranieri (2012).

Cannillo scrive che lasciata «in prima battuta agli autori dei saggi la libertà di scelta fra autori, o testi o di impostazione critica», la curatela si è solo riservata «una scelta di opportunità tra le diverse proposte». Il giudizio di valore è allora frazionato, essendo rimesso nelle mani dei critici che hanno aderito all’idea editoriale; e tuttavia ‒ pur per interposta persona ‒ è un giudizio che Passione Poesia, di fatto, avvalla e convalida. Si comprende dunque il peso di tali voci critiche. Chi sono questi centoquindici critici? «Poeti, critici, blogger, organizzatori, lettori di particolare sensibilità e competenza», recita la quarta di copertina, i quali sono presentati a fine volume in un breve profilo biografico. Non è quindi la voce, per così dire, cattedratica ad essere interpellata. Cannillo descrive come il «dissolversi della società letteraria» è stato «affiancato e superato dallo svilupparsi di relazioni e condivisioni a un livello certamente superficiale ma diffuso a macchia d’olio». E nell’opinione di Aglieco, «l’esercizio accademico ha spesso conciso con una rinuncia più o meno coscientemente professata» a uno sguardo contemporaneo, tanto che la critica esercitata dagli stessi poeti pare essere diventata una «vera urgenza storica». Anche i curatori di Passione Poesia sono infatti scrittori di versi in proprio, ma hanno saputo fare, ed è encomiabile, un passo indietro rispetto alla loro presenza in volume. Il tema sulla critica è venato di problematiche e j’accuse, e si inserisce in una riflessione generale sulla poesia tra il 1990 e il 2015. Non è questa l’occasione di un approfondimento, se però si può affermare qualcosa con certezza è che la poesia, come la sua divulgazione, tramite blog, riviste on-line, social network ora è diventato un fenomeno più esteso: il numero di scrittori che rendono pubblici i proprio versi è senz’altro maggiore. Pure la critica ha trovato nel web un canale (che si sa, trasforma anche il messaggio) produttivo. I lettori, invece, sembrano sempre meno e perlopiù gli stessi scrittori di versi (per un cortocircuito – aggiungo io al di là del certo ‒ che penso concorra al rischio dell’autoreferenzialità).

Lo scenario è insomma complesso, ricco di interconnessioni e sovrapposizioni non banali, e merita un’attenzione auspicabilmente non snobistica. Credo che Passione Poesia faccia addirittura di più, collocandosi coscientemente in esso e adoperando delle scelte peculiari. Come ricorda Iacovella, la poesia è sempre stata di coloro che praticano la resistenza, la marginalità: tuttavia il suo mondo è tanto piccolo, quanto interessato da consorterie e particolarismi. Dietro al volume sottostà dunque un’operazione intellettuale accurata: quella di far interagire tale mondo poetico e critico. Le letture di Passione Poesia fondano l’occasione affinché si stabiliscano incontri e interazioni non codificate e originali, oltre che nell’ambito della testualità, anche fra penne critiche molto diverse, delle quali si fornisce una sorta di mappatura tutt’altro che scontata.

Passione Poesia persegue tale scopo rifacendosi a una poetica precisa, che le parole di Borges riportate da Nino Iacovella possono suggellare: «si trattava di scritti sulla poesia come se la poesia fosse un dovere, e non quella che realmente è: una passione, e una gioia». L’attrazione, la passione, è anzitutto quella dei critici, i quali vengono messi dinanzi a una scelta da compiere senza troppi “ismi”; e poi quella del lettore, a cui viene data «l’opportunità di organizzare un proprio percorso, magari a piccole tappe, tra i testi e gli autori. Di ricostruire e seguire con la propria bussola, tra le maglie dell’ordine alfabetico di presentazione, tematiche, linguaggi, legami», suggerisce Cannillo. Ma la passione è originariamente quella dei tre curatori, che sostengono e rivendicano un’idea di poesia come «argine principale all’effimero, alla superficialità degli ammiccamenti di massa». E vogliono per questo differenziarsi da quanto ostacola l’educazione della poesia a uno sguardo marginale: come la scuola, ad esempio, di cui si parla in più punti nelle introduzioni dei tre curatori. «Quasi come fosse un vero e proprio accanimento terapeutico» – dice Iacovella – «l’insegnamento scolastico, così com’è […] uccide la passione» per la poesia.

Passione Poesia muove dunque da una sensibilità, intuizione e volontà niente affatto superficiali. E il lavoro di Aglieco, Cannillo e Iacovella, che bisogna riconoscere come articolato e molto vasto, ha portato al risultato di un libro godibile ed efficace; e pur nella complessità delle premesse, semplice, nel senso più nobile del termine. In questo sta la sua forza.

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