L’uomo universale di Leonardo

di Elisa Sormani

A quasi cinquecento anni dalla morte di Leonardo da Vinci, ricorrenza che cadrà nel 2019, molti sono ancora i misteri da svelare e i segreti da rivelare legati ad uno dei più importanti geni della storia dell’umanità. Un artista-scienziato, il da Vinci, che è riuscito a coniugare, nella sua lunga esistenza, l’esperienza pratica e la conoscenza teorica in un mondo, quello rinascimentale, che divideva in modo radicale le arti liberali da quelle meccaniche. Non si può ricordare Leonardo senza pensare all’artista, all’inventore, all’architetto e all’ingegnere, così come, per conoscere il suo pensiero, non si può prescindere dal suo approccio scientifico all’arte. Pur mancando in lui quella formazione classica e astratta, che poi autodidatticamente cercherà di esprimere all’interno dei suoi codici e testi, egli pone in relazione indissolubile l’arte e la matematica con il progetto di definire le relazioni tra gli oggetti nello spazio, al centro del quale vi è l’uomo osservato, studiato e descritto dalle sue più svariate prospettive.

L’opera di Leonardo, nata da una mirabile fusione tra arte e scienza, diventa così espressione di un nuovo modo di vivere il rapporto con il mondo circostante, di osservare ed interpretare la natura nel suo continuo divenire. Chiara Mallardi, critica d’arte e studiosa del Rinascimento, nel suo testo dal titolo “L’ANTROPOLOGIA DI LEONARDO” (Moretti &Vitali) con linguaggio ricco ed articolato, cerca di offrire al pubblico un nuovo modo di leggere l’intera esperienza e produzione leonardesca attraverso una riflessione trasversale di carattere antropologico, andando al di là delle distinzioni disciplinari. La scrittrice sottolinea come il punto di partenza delle opere leonardiane sia l’uomo, dal cui studio non può prescindere ogni esperimento e analisi dell’artista; l’omo, inserito nel suo contesto naturale di cui non è altro che un prolungamento ed una manifestazione, diventa oggetto di una meticolosa indagine che si manifesta in un esercizio creativo in cui si evidenzia un’interdipendenza tra il soggetto-attore dell’opera e il sentire di chi parla, trasformando la percezione individuale in una percezione universale. Mallardi nella sua opera, attraverso poche immagini coerentemente approfondite, analizza in una nuova prospettiva i diversi aspetti della genialità artistica di Leonardo, partendo dallo studio degli scritti e delle annotazioni (continuativi e costanti) del genio rinascimentale, per arrivare alla lettura dei suoi disegni, visti come risultati di un’ osservazione partecipante e di un excursus esperienziale definibile esperienza antropologica.

La ripresa stessa da parte della Mallardi del Uomo vitruviano, rappresentazione grafica di Leonardo delle proporzioni del corpo umano descritte nel trattato De architettura di Vitruvio (I sec. a. C) inserito dentro un cerchio e un quadrato, diventa un’occasione per sottolineare l’idea della dinamicità e del movimento che caratterizzano l’intera produzione dell’artista proteso, come l’uomo da lui rappresentato, ad esplorare l’universo che lo circonda, a conoscerlo, ad abbracciarlo e ad abitarlo. Come buona parte degli umanisti, Leonardo sogna di costruire una scienza universale capace di svelare le relazioni delle forze che regolano l’universo, al cui centro vi è l’uomo, inserito nel suo contesto naturale e le sue emozioni. Alla continua ricerca di una realtà, tuttavia sfuggevole e in perenne trasformazione, in cui il particolare si scopre divenire universale e la ricerca di oggettività risulta intrisa di soggettività, secondo la scrittrice, l’artista toscano sconfina oltre il percorso da lui stesso immaginato, lasciando molti dubbi e interrogativi, che a volte diventano ancora più fertili delle certezze, per dare origine ad un insieme di leggi universali che si declinano in casi particolari. Per questa via egli dà vita, soprattutto nelle sue opere artistiche, non ad un uomo ideale, ma un uomo naturale, superando il concetto di arte come verità assoluta per presentarla come concetto antropologico e fenomenologico. Proprio perchè Leonardo considera il linguaggio della pittura l’unico capace di restituire la molteplicità della realtà fenomenica, considerando il pittore scienziato della natura, la Mallardi nel suo saggio propone, per una riflessione antropologica sull’artista, il quadro “Adora zione dei Magi”: un’opera di circa due metri e mezzo per lato, ora visibile agli Uffizi dopo lungo restauro che ne ha recuperate le tonalità cromatiche, particolari fisiognomici dei personaggi e i giochi di luci e ombre. Commissionatagli dai monaci agostiniani nel marzo del 1480, il dipinto anticipa di un decennio tutti i lavori di scrittura, grafica, pittura e scultura dell’artista, riflettendo più temi che in seguito svilupperà separatamente per ottenere una conoscenza integrale e universale dell’uomo. Un capolavoro rimasto non finito, o meglio infinito, essendo il riflesso del pensiero dell’artista in continua evoluzione e trasformazione.

Considerata il compendio del periodo leonardiano a Firenze, tale opera permette di individuare alcuni punti focali della riflessione globale sull’uomo e sull’umanità con riferimento alla sua natura e alla filosofia naturale. La grande pala dell’Adorazione de Magi, in special modo dopo il restauro, conferma le note presenti nell’opera dell’artista Libro di Pittura, per cui tutto ciò che egli rappresenta è il continuo divenire dell’uomo e della natura, avendo a cuore il presente in funzione del futuro, precorrendo la modernità. La rappresentazione sacra svela l’universo interiore di uomini che, radunati intorno alla Madonna e al bambino, esprimono emozioni in continua trasformazione attraverso molteplici e diverse fisionomie, mentre condividono lo stesso evento in un rapporto reciproco e biunivoco. Attraverso i volti e le teste scarne e calve Leonardo rappresenta l’anima degli individui; Anima che, per il genio toscano, ha la sua sede nel senso comune, situato nell’organo intellettivo, individuabile nella seconda cavità endocranica, come la scrittrice ricorda essere sottolineato negli studi leonardeschi e nelle riproduzioni grafiche dei crani, oggetto di approfondite ricerche dell’artista.

E all’anima si arriva attraverso l’occhio, organo a lungo analizzato da Leonardo anche in forma sperimentale e ripreso nel saggio della Mallardi come strumento di conoscenza leonardiana che ha la sua funzione di tramite tra esterno e interno, svolgendo nell’uomo una funzione intellettiva. Un uomo, quello rappresentato da Leonardo secondo la Mallardi, che nella sua individualità rappresenta l’universalità degli individui in continuo divenire, così come la storia dell’uomo è in perenne trasformazione, con ciò anticipando (o addirittura proponendo) temi e motivi oggetto della storia a venire. Un uomo, in cui egli stesso si identifica, la cui dimensione individuale si fa dimensione globale, essendo egli un frammento dell’esperienza umana stessa e come tale oggetto e soggetto delle sue stesse opere. Opere, che sono nate da esperienze eterogenee da leggersi in una veste prima di tutto antropologica, oggi ancora più che nel passato attuali e sorprendenti, come sostiene in modo coraggioso e stimolante l’autrice del saggio.

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Chiara Mallardi L’antropologia di Leonardo Moretti e Vitali, 2017, pp.121, Euro 14,00