Lo spazio e la fragilità umana: che succede quando si vista la Terra dalle stelle?

In “Da quassù la Terra è bellissima” Toni Bruno partendo dalla vicenda umana di Yuri Gagarin, il primo uomo a volare nello spazio, immagina che l’astronauta ‘si rompa’ abbia cioè una crisi da stress dopo la grande avventura. Ad aiutarlo arriverà un altro astronauta ma americano. Un suggerimento a guardare dentro di sé oltre che fuori di sé, perché riparare un missile è più facile che riparare un essere umano.

di Davide Castellazzi

In questo 2016 sono passati cinquantacinque anni dall’invio del primo uomo al di fuori dell’atmosfera terrestre. Il cosmonauta russo Yuri Gagarin, lanciato il 12 aprile del 1961, è stato il primo essere umano a potersi vantare di aver visto la Terra dallo spazio. Un privilegio che, proprio a causa della sua straordinarietà, divenne anche una maledizione, dato che Gagarin passò il resto della propria vita, conclusasi prematuramente a causa di un incidente aereo, nel vano desiderio di poter tornare tra le stelle. Insomma, come talvolta accade, i sogni dell’uomo portano a grandi traguardi ma anche a qualche tragedia.

Quello dello spazio è un sogno coltivato da lungo tempo, già nell’ottocento gli scrittori raccontano di meravigliose imprese tese a viaggiare oltre i confini dell’atmosfera. Lo fa per esempio Jules Verne nel 1865 col suo Dalla terra alla Luna, mentre il russo Aleksej Nikolaevic Tolstoj nel 1922, grazie al romanzo Aelita, racconta lo sbarco su Marte di due connazionali. Solo opere di letteratura? Forse non la pensano così gli scienziati del tempo, dato che nel 1903 l’insegnante russo Konstantin Tsiolkovsky pubblica un saggio sui razzi nei quali ne suggerisce l’utilizzo per arrivare nello spazio. Nel 1914 il fisico americano Robert Goddard ipotizza un volo verso la Luna. Nel 1923, il tedesco Hermann Oberth pubblica a proprie spese la tesi di laurea “Sui razzi nello spazio interplanetario”. Tutti questi uomini sono accomunati, oltre che da una visione profetica dei viaggi spaziali, dal fatto di non essere compresi dai contemporanei, spesso ridicolizzati dalla stampa, talvolta anche dai loro colleghi. Qualche decina di anni dopo, però, la Storia (quella con la esse maiuscola) gli darà ragione.

Come molte altre conquiste scientifiche, anche i viaggi spaziali trovano il loro “carburante” principale nell’insana propensione degli uomini alla guerra. La straordinaria, e per certi versi impetuosa, corsa allo spazio sviluppatisi a partire dagli anni Cinquanta è infatti frutto della Guerra Fredda e della competizione militare tra Stati Uniti e U.R.S.S. Per le due superpotenze lo sviluppo di missili sempre più potenti è una tappa della corsa agli armamenti.

L’inizio di questa insolita competizione vede, a sorpresa, i russi in testa: è Mosca a lanciare nel 1957 il primo satellite spaziale, lo Sputnik 1. Poco più di una palla di metallo in grado di emettere solamente un ritmico bip bip, lo Sputnik rappresenta uno smacco psicologico per gli avversari, oltre che una sorta di biglietto da visita per il mondo intero che, nottetempo, può intravederlo sfrecciare in cielo. I russi mettono a segno un altro punto nel 1961, con l’invio di Gagarin nello spazio, battendo nuovamente gli americani. Si racconta che nel rientro del russo non tutto andò liscio e che si paracadutò nei pressi di uno sperduto villaggio, rispondendo a dei contadini con la frase “vengo dallo spazio”.

Da qui parte il graphic novel Da quassù la Terra è bellissima, di Toni Bruno, in cui il cosmonauta Akim Smirnov è evidentemente una trasposizione a fumetti proprio di Gagarin. Lo rivelano sin dalla prima pagina sia la frase pronunciata nello spazio, «da quassù la Terra è bellissima» (che dà il titolo al volume), sia il nome in codice “cedro”, lo stesso usato da Gagarin durante la missione. Ma dopo il ritorno sulla Terra le due figure vanno a dividersi, poiché a Bruno interessa sviscerare un punto particolare, che non riguarda solo Gagarin, ma tutti gli astronauti del mondo e persino i non astronauti: la forza e la fragilità dell’uomo nell’affrontare imprese più grandi di lui. Emblematico lo strillo in quarta di copertina del volume: «il componente più importante di un razzo puntato verso il cosmo è il suo pilota. Se si rompe, chi chiameranno ad aggiustarlo?» Già, perché a prescindere dalla tecnologia (che all’epoca era comunque abbastanza raffazzonata) alla fine è sulle spalle dell’uomo che l’adopera la responsabilità dell’esito dell’impresa, con tutte le pressioni psicologiche che ciò implica. Così, Akim soffre di un disturbo post traumatico da stress, che gli impedisce di affrontare nuovamente i durissimi test a cui deve continuamente sottoporsi un cosmonauta, rivelando ferite interiori difficili da curare. Ma Akim è un eroe dell’Unione Sovietica della Guerra Fredda, che non può certo permettersi di rivelare al mondo che il suo rappresentante più famoso è schiacciato dalla paura. Torna la domanda: chi può riparare un uomo? Qui arriva il colpo di genio di Bruno, un po’ azzardato a dire il vero, ma a ogni opera bisogna concedere un po’ di elasticità creativa. L’autore immagina che a curare il maggiore Akim Smirnov venga chiamato un americano, lo psicologo Frank Jones. Il confronto tra i due, quindi, diviene anche un confronto tra due mondi, quello russo e quello statunitense, in un periodo certo non facile per i rapporti tra le due superpotenze sempre sull’orlo di un conflitto di scala planetaria. Tra l’altro, anche lo psicologo ha i suoi problemi psicologici, soffrendo di nevrosi e attacchi di panico. La personalità e il passato dei due emergono un poco alla volta, un tassello dopo l’altro, svelandone i mondi interiori, mentre il mondo esterno con le sue tensioni certo non li aiuta in questo difficile compito. Il tutto seguendo una scansione narrativa precisa come un meccanismo a orologeria, una vignetta dopo l’altra, rigorosamente rettangolare, una tavola dopo l’altra, dalla colorazione azzeccata e legata a stati d’animo e situazioni. Mentre Frank Jones cura Akim Smirnov, è come se quest’ultimo ricambiasse, o quantomeno costringesse lo psicologo a un cambio di prospettiva, portandolo a indagare anche sulle cause del proprio disagio. Dopotutto, anche se appartenenti a mondi diversi, collocati su fronti opposti di una barricata, gli uomini sono sempre uomini e le loro fragilità possono assomigliarsi. Un graphic novel basato soprattutto sui dialoghi, il ritratto di un tempo vicino e lontano al medesimo tempo, un suggerimento a guardare altrettanto bene dentro di sé oltre che fuori di sé, perché riparare un missile è più facile che riparare un essere umano.

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Toni Bruno Da quassù la Terra è bellissima – Bao Publishing, pp. 208, € 20,00