L’antica arte del Tanka per un dialogo tra poeti italiani e giapponesi


di Gian Ruggero Manzoni

Per chi non lo sapesse il tanka è una forma lirica giapponese molto antica, addirittura precedente il celebre haiku. Il suo ruolo nella storia della letteratura nipponica comincia nell’ottavo secolo d.C. (allora si chiamava waka) e si protrae fino ai nostri giorni. La struttura metrica del tanka è di cinque versi privi di rime e così divisi: quinario / settenario / quinario / settenario / settenario. Nel periodo classico della poesia giapponese, l’epoca Heian, il tanka era spesso usato come veicolo di messaggi amorosi o di scambi di pensieri tra amici: a un tanka inviato, spesso scritto su un biglietto speciale, appoggiato a un ventaglio o legato a un ramo fiorito, rispondeva un tanka di ritorno. Ispirandosi a quell’antico cerimoniale il critico letterario e scrittore Paolo Lagazzi, molto vicino alla scuola Zen, ha scelto venticinque tanka giapponesi recenti e li ha proposti in traduzione italiana, uno per ciascuno, a venticinque poeti italiani, tra i quali Gabriella Sica, Giancarlo Pontiggia, Claudio Damiani, Giuseppe Conte, Renato Minore, Davide Rondoni e altri non meno importanti, invitandoli a rispondere con un loro tanka. A loro volta i tanka italiani sono stati tradotti in giapponese, in modo che tutti i testi possano essere letti sia in Giappone che in Italia. L’insieme risulta interessantissimo e affascinante, infatti non riesci a staccare gli occhi da quei versi che ti invadono per lievità e candore. Si apprende anche che il tanka, negli ultimi due versi, lascia una maggiore libertà espressiva, con riferimenti che possono richiamare azioni umane o vere descrizioni emotive, mentre, nell’haiku tradizionale, è doveroso seguire le regole classiche di percezione e di azione dall’elemento naturale con distacco contemplativo. Il tanka, perciò, riporta l’umano più all’interno del mondo, nella sua totalità, mentre l’haiku sottende una più pregnante dimensione meditativa, un maggiore distacco, un ulteriore affidarsi al filosofico e al controllato, in cui la passione, presente nel tanka, lascia il posto a una elaborazione di ordine lirico concettuale.

L’antologia, perché di una vera silloge si tratta, è inoltre arricchita da opere visive del maestro Satoshi Hirose e della nostra brava Daniela Tomerini, divenendo una vera e propria testimonianza di incontro, di grande valore simbolico, in quest’epoca di intolleranze e tensioni fra civiltà, ricordandoci che anche tra culture profondamente diverse è sempre possibile il confronto pacifico, il dialogo e la reciproca comprensione. Riguardo la sua opera dice Paolo Lagazzi: «Il tentare questo dialogo tra poeti, così lontani fra loro per tradizione, era senza dubbio un azzardo, ma lo stesso carattere flessibile del tanka sembrava un invito a tentarlo. Se, infatti, lo haiku ha avuto finora una fortuna molto maggiore in Occidente (numerosissimi sono i poeti occidentali che, ormai da un secolo, si cimentano con la formella lirica di tre versi, e frequenti sono stati i risultati di ottima fattura), il tanka offre uno spazio linguistico più agevole da plasmare: mentre la concentrazione estrema fa dello haiku un genere poetico arduo e sfuggente, un esercizio del paradosso o un duello con l’indicibile, il tanka risulta più ospitale, è una stanza piccola ma calda e fresca, tersa, accogliente; oltretutto non richiede l’uso del kigo, il termine che allude a una stagione dell’anno, rigorosamente prescritto nello haiku, ma quasi impossibile da padroneggiare in Occidente (i kigo sono numerosissimi e spesso tutt’altro che intuitivi). Così, seguendo questi pensieri, ho dapprima individuato, con l’aiuto della mia grande amica Yasuko Matsumoto, venticinque tanka giapponesi prodotti da alcuni tra i più noti autori contemporanei di questo genere, poi, con una certa trepidazione, li ho mandati nella traduzione italiana, sempre della signora Matsumoto, uno per ciascuno, a venticinque nostri poeti che stimo, proponendo loro di rispondere a un tanka con un tanka, da poeta a poeta». Il risultato è stato indubbiamente splendido.

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Cinquanta foglie Tanka giapponesi e italiani in dialogo A cura di Paolo Lagazzi Moretti & Vitali pp.96, € 12,00