L’America scopre Emanuele Severino. Verso Books pubblica ‘Essenza del nichilismo’

La pubblicazione di uno dei testi fondamentali per capire il pensiero del filosofo rappresenta un evento per gli Stati Uniti da sempre più vicini alla filosofia analitica che a quella speculativa continentale. L’importanza del saggio Ritornare a Parmenide e lo scontro con la Chiesa che decretò l’allontanamento di Severino dall’Università Cattolica, giudicando il pensiero di Severino incompatibile con il cristianesimo. Iniziata la traduzione anche in cinese.

di Paolo Barbieri

Mentre in Italia, edito da Adelphi nella prestigiosa collana “Biblioteca Filosofica”, è uscito l’ultimo libro di Emanuele Severino, Storia, Gioia, negli Stati Uniti la casa editrice Verso Books ha pubblicato The essence of Nihilism (Essenza del nichilismo), libro edito in Italia nel 1972 (Paideia e in seguito Adelphi) che raccoglie il saggio Ritornare a Parmenide (1964), Il sentiero del giorno e La terra e l’essenza dell’uomo.

La pubblicazione negli Stati Uniti de l’Essenza del nichilismo è senza ombra di dubbio un evento. La filosofia italiana non è ignorata in America: Giordano Bruno, Giovanbattista Vico, Pico della Mirandola, Machiavelli – per citare i classici – sono tradotti e studiati in ogni università. Minore attenzione c’è, però, per la filosofia italiana del ’900 nonostante, grazie all’azione di Joel Elias Spingarn (tra i fondatori della casa editrice Harcourt) nei primi anni del secolo scorso si diffuse il pensiero di Benedetto Croce il quale venne invitato, nel 1912, all’inaugurazione del Rice Institute. Croce non andò in America ma per l’occasione, come contributo, compose il Breviario di estetica. Episodio importante, poi, la disputa tra Croce e John Dewey, dopo la recensione nel 1934 del filosofo italiano al libro Art as experience. Antonio Gramsci ha avuto e continua ad avere molta attenzione negli Stati Uniti, mentre tra i contemporanei è Toni Negri che, dopo la pubblicazione di Impero (scritto con l’allievo Michael Hardt), e di Moltitudine, è considerato tra i maggiori filosofi italiani al punto che il settimanale “Time” lo ha inserito tra le sette personalità che «stanno sviluppando idee innovative in diversi campi della vita moderna». Se poi si tiene presente la disputa che vi fu tra i cosiddetti filosofi continentali e gli analitici, ecco che appare del tutto evidente come la pubblicazione di The essence of Nihilism rivesta un significato del tutto particolare. Il pensiero di Emanuele Severino, infatti, erroneamente classificato da alcuni critici come “neo-parmenidismo”, ripercorre la storia del pensiero occidentale ridefinendo il termine nichilismo. Per il filosofo bresciano il nichilismo è l’estrema follia dell’Occidente convinto che gli enti, cioè le cose, oscillino dal nulla all’essere e precipitino nuovamente nel nulla. L’affermazione dell’eternità di tutti gli essenti – è questa la tesi sostenuta da Severino in tutti i suoi scritti a partire da La struttura originaria (1958 La Scuola e in seguito Adelphi) – rappresenta l’inaudito. Nessuno, prima d’ora, aveva osato tanto nell’affermare il dominio dell’essere ed è proprio per questo motivo che la pubblicazione di Essenza del nichilismo costituisce una straordinaria opportunità per il mondo americano e anglosassone, da sempre più vicino alla filosofia analitica che a quella speculativa continentale.

Tradotta da Giacomo Donis e curata da Alessandro Carrera e Ines Testoni (il primo docente alla Houston University, la seconda all’Università di Padova), è certamente un buon inizio per i lettori americani che vogliono avvicinarsi al pensiero severiniano che, come ha scritto nella prefazione Carrera, è «un «castello magico, di cui Essenza del nichilismo è la chiave per l’ingresso principale. […] Il lettore deve essere avvertito: ci vorrà un po’ di tempo per esplorare l’intero edificio» ma una volta entrati, «se anche non si è d’accordo con l’architettura, forse troppo solida per la sensibilità postmoderna, non si vorrà più uscire».

Un libro fondamentale – s’è detto – non fosse altro per il saggio Ritornare a Parmenide, per il quale Severino oltre ad entrare in polemica con Gustavo Bontadini (polemica filosofica e non personale al punto che alla fine il maestro riconobbe le ragioni dell’allievo) fu costretto a lasciare l’insegnamento all’Università Cattolica di Milano in quanto il suo pensiero venne giudicato incompatibile con il cristianesimo. Non è certamente un caso che la casa editrice americana Verso Books in tutti i siti e nella quarta di copertina del libro sottolinei proprio questa vicenda. E in un paese dove fiorisce il fondamentalismo cristiano con gruppi creazionisti e anti-evoluzionisti Essenza del nichilismo non passerà sicuramente inosservata. In Ritornare a Parmenide, ma anche nei libri precedenti, La struttura Originaria e Studi di filosofia della prassi, Severino afferma l’appartenenza del cristianesimo alla storia del nichilismo occidentale, determinato dalla convinzione che le cose escono dal nulla e a esso ritornano. In questo saggio il filosofo sostiene l’eternità di tutti gli enti “negando” quindi il divenire. Pubblicato nel 1964 dalla “Rivista di filosofia Neo-Scolastica” suscitò molte critiche negli ambienti cattolici. Severino, quattro anni dopo, scoppiata la contestazione studentesca – tra i suoi studenti c’era anche Mario Capanna che stava preparando la tesi e non riuscì a discuterla in quanto venne espulso – temendo che la polemica sarebbe potuta essere strumentalizzata chiese che il confronto avvenisse al più alto livello: «La mia richiesta venne capita e accolta. Eravamo nel 1968 e l’Università Cattolica era il centro della contestazione studentesca. Mia ferma intenzione era che la questione del rapporto tra il mio pensiero filosofico e il cristianesimo, e dunque i motivi del dissenso, non venissero confusi con altri problemi e motivi, come quelli politici che stavano alla base della contestazione partita proprio in quegli anni all’Università Cattolica» (Il mio scontro con la Chiesa, pp. 14-15 Rizzoli). Il Santo Uffizio (all’epoca si chiamava ancora così, solo qualche anno dopo venne denominato Congregazione per la dottrina della fede) istruì un vero processo che si concluse nel 1970. Padre Cornelio Fabro, ex definitore del Sant’Uffizio dichiarò: «Benché Severino non si dichiari espressamente mai né ateo né anticristiano, egli critica alla radice la concezione della trascendenza di Dio ed i capisaldi del cristianesimo come forse finora nessun ateismo e eresia ha mai fatto».

Come s’è detto, qualche critico ha definito la filosofia di Severino “neo-parmenidismo” ma il filosofo proprio nel saggio Ritornare a Parmenide sottolinea due errori commessi dall’eleate: la non esplicitazione della necessità che l’essere sia simpliciter, ovvero che sia perché non potrebbe essere altrimenti, e non ammettere l’apparire di differenze nello stesso apparire del mondo. Proprio da questi due errori, secondo Severino, si sviluppa il nichilismo soprattutto con Platone che nel tentativo di reintrodurre la molteplicità dell’essere, finisce per condannarlo all’oblio. Insomma per Severino il primo responsabile del tramonto dell’essere è proprio Parmenide perché pur affermando che l’essere è e che non può non essere sostiene anche che le cose del mondo sono nulla. Parmenide sbaglia e Platone doppiamente sbaglia, perché riconosce sì l’errore ma lo corregge in maniera errata facendo oscillare le cose tra l’essere e il nulla. In questa oscillazione le cose diventano preda del nulla, proprio quel nulla che non può essere. E questa convinzione è – secondo Severino – la “follia” che determina appunto il nichilismo dell’Occidente. Nel saggio Il sentiero del giorno, che si apre con la citazione di un verso di Parmenide: «Qui è la porta che divide i sentieri della Notte e del Giorno» (Fr. 1, v. 11), Severino approfondisce la tematica della tecnica: «La potenza del pensiero metafisico non si trova più nei libri dei filosofi, ma nei grandi urti delle forze mondiali, nella tensione determinata dalla possibilità che un conflitto atomico distrugga l’umanità nella trasformazione del mondo» (Essenza del nichilismo, Adelphi, p. 193).

Non solo negli Stati Uniti c’è interesse per Severino – a questo proposito va segnalato Nihilism and Destiny, una raccolta di saggi del filosofo, curata da Nicoletta Cusano, pubblicata da Mimesis Interntional e distribuito oltre che negli States anche in Canada e in Inghilterra – in Cina il suo pensiero ha iniziato a fare proseliti al punto che Tian Shi Gang, lo stesso traduttore di Giordano Bruno, Benedetto Croce e Antonio Gramsci ha iniziato la traduzione dell’Essenza del nichilismo. C’è qualche legame tra la filosofia di Severino e quella cinese? In una società dominata dalla tecnica come quella che si è sviluppata con il cosiddetto turbo-capitalismo imposto dall’oligarchia ex comunista la critica radicale del filosofo italiano non passerà certo inosservata. A questo proposito sarebbe interessante tradurre proprio per i cinesi Il declino del capitalismo (Rizzoli) e Democrazia, tecnica e capitalismo (Morcelliana). Nelle rivista “Filosofia Futura” (fascicolo 5/2015, Mimesis) Massimiliano Cabella in un saggio molto interessante illustra le possibili assonanze tra il pensiero severiniano e il Tao: «Il dialogo con il pensiero cinese e con la millenaria civiltà cresciuta insieme a quel pensiero, è sicuramente un’occasione per riflettere e per scuotere il presupposto di fondo del pensiero e della civiltà occidentale e cioè per mettere in luce, seguendo la lezione di Severino, la nostra infondata fede nel divenir altro e nel divenir nulla delle cose all’interno del flusso dell’essere» (Il divenire dell’essere nel pensiero cinese e nella filosofia di Emanuele Severino, Filosofia Futura-Mimesis, p. 45).

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