La riforma Protestante e la nascita dell’istruzione pubblica obbligatoria

DOSSIER/500 ANNI DI PROTESTANTESIMO

Martin Lutero stravolse totalmente i canoni educativi e formativi che ancora in parte permanevano nell’Umanesimo e nel Rinascimento, determinando il passaggio all’epoca moderna della pedagogia e della didattica. Per comprendere l’atto rivoluzionario bisogna partire dai presupposti fondamentali del pensiero luterano, ossia il rifiuto del principio di autorità e la “riscoperta della fede”.

di Eleonora Canetta

In Italia la scuola elementare pubblica diviene obbligatoria fino alla seconda classe con l’estensione a tutto il regno della Legge Casati del 1860; ad essa seguiranno altre leggi sulla scuola, ricordiamo solo la legge Coppino del 1877, primo progetto di legge ispirato alla laicità dell’educazione, fino ad arrivare alla Riforma Gentile del 1923 che darà alla scuola italiana la connotazione che ancora oggi sussiste.
La legge Casati è stata comunque fondamentale, perché per la prima volta l’organizzazione della scuola viene demandata ai singoli Comuni che spesso, però, la disattendono in quanto non sono previste sanzioni nel caso di inadempienza, oppure le affidano a maestri malpagati e senza nessuna formazione ma, soprattutto, non esisteva una vera organizzazione in cicli elementari e medie, per cui bambini e ragazzi di diverse età coesistevano in un unico ambiente imparando quel che riuscivano e senza nessuna motivazione a continuare gli studi.
Tutto ciò può sembrare di poca importanza, ma in un paese come l’Italia dove l’educazione era sempre stata in mano soltanto alla Chiesa cattolica, demandare allo Stato l’educazione dei bambini e dei ragazzi appare come un atto rivoluzionario sia a livello culturale sia sociale, infatti significava fondare una scuola laica senza nessuna connotazione religiosa, se non l’insegnamento della stessa alla pari con le altre discipline, ma, soprattutto, significava dare la possibilità alle classi più basse di studiare e quindi anche di emanciparsi da una condizione sociale inferiore. Le radici di una educazione affidata totalmente o quasi alla Chiesa vanno ricercate ancora in epoca medioevale, quando l’istruzione era qualcosa di riservato alle élite, prima solo cavalleresche poi anche mercantili, e la formazione era suddivisa in scuola monastica, episcopale e presbiteriale, quindi con una forte connotazione religiosa e, soprattutto, con lo scopo di elevare e formare le anime.

Soltanto nel corso del XIII secolo nascono le Università come libere associazioni per difendere l’autonomia degli studi, sulla scia di tutte le altre associazioni o corporazioni economiche e finanziarie che vengono fondate per difendere gli interessi della categoria di appartenenza, anche se, in realtà, continuano ad essere legate alla chiesa episcopale.
La Riforma di Martin Lutero (1483-1586) stravolge totalmente questi canoni educativi e formativi che ancora in parte permangono nell’Umanesimo e nel Rinascimento, determinando il passaggio all’epoca moderna della pedagogia e della didattica.

Per comprendere l’atto rivoluzionario di Lutero bisogna partire dai presupposti fondamentali del pensiero luterano, ossia il rifiuto del principio di autorità e la “riscoperta della fede” come fondamento unico della salvezza, che presuppone la creazione di uno spirito individualistico che conduce al rapporto del singolo con Dio e quindi al richiamo dell’esperienza religiosa come cammino interiore.
Così enunciato il pensiero luterano sembra sovrapporsi all’ideale umanistico dell’uomo costruttore del proprio destino, ma in realtà contestando il libero arbitrio e rendendolo servo arbitrio, riduce nuovamente l’uomo in una condizione di schiavitù, in questo senso potremmo riferirci a Weber, secondo il quale l’uomo, ormai senza nessuna possibilità di contribuire alla sua salvezza, esplica la sua ascesi nel mondo attraverso il lavoro.

Ma andando oltre il giudizio sociologico il significato rivoluzionario di tutto questo, in ambito pedagogico e didattico, è il fatto che Lutero rende l’istruzione obbligatoria per tutti, indipendentemente dal genere maschile o femminile, e impone che la scuola debba essere pubblica a carico dei comuni, poiché tutti devono saper leggere per poter attuare il sacerdozio universale.

Il diritto all’educazione e all’universalità della scuola viene portato avanti da Comenio (1592-1670), pedagogista di origine polacca appartenente alla comunità Hussita, il quale si spinge oltre Lutero, che limitava l’istruzione universale alla condizione del rapporto individuale con Dio, sostenendo il diritto di ogni uomo alla piena formazione della propria personalità. Quindi l’universalità dell’istruzione conduce Comenio a sostenere la scuola come istituzione pubblica che deve essere portata in ogni città, paese e villaggio e deve essere aperta a tutti comprese le donne, i deboli di mente o i disabili, in quanto ognuno ha il diritto di assurgere alla propria dignità di uomo. Rifacendosi alle Sacre Scritture Comenio sostiene che «Tutti coloro che hanno il compito di formare gli uomini debbono educarli a vivere memori della loro dignità e della loro eccellenza: cerchino di indirizzare i loro sforzi a questo sommo scopo». (J.A. Comenio, Didactica Magna)

Certamente anche la Riforma protestante della scuola è impregnata di religiosità e spiritualità, ma è importante sottolineare la differenza con la scuola cattolica: la prima è aperta a tutti, centrata su una metodologia didattica che pone al centro la formazione dell’individuo come uomo, creatura di Dio, ma soprattutto uomo che deve essere educato per poter compiere la sua missione su questa terra secondo i suoi mezzi e il suo lavoro, la seconda rimane ristretta a delle élite nobili, borghesi e clericali e a una formazione puramente religiosa.

Secondo Comenio, quindi, è l’individuo nella sua globalità che va educato, sia nella dimensione sociale sia in quella religiosa rigettando completamente la vecchia idea di una scuola legata solamente all’istruzione, alla grammatica e alla retorica, ma rivolta a una formazione integrale che dia la possibilità agli uomini di vivere nel mondo al servizio di Dio.

La Controriforma cattolica in campo educativo non accoglie tutte queste novità, ma, come detto poc’anzi, rimane legata a un’idea di formazione prettamente religiosa e riservata a una piccola élite.

Il Concilio di Trento prevede seminari per la formazione di un nuovo clero più consapevole della propria missione e meno corrotto, più propenso a dedicarsi alle proprie parrocchie che all’accumulo di beni e benefici.

La massima espressione di tali intenti pedagogici li troviamo nella Ratio studiorum e nel Collegio dei Gesuiti, fondato da Ignazio di Loyola (1491-1556) che organizza la sua scuola secondo un modello e un vocabolario militare imponendo ai suoi membri una rigida disciplina con la missione di lottare e difendere la chiesa.

Ignazio, oltre alla povertà, castità e obbedienza, già previsti per gli ordini monastici, impone un quarto obbligo, ossia l’assoluta obbedienza al Papa e al Generale de Gesuisti.

La formazione è durissima e prevede la totale abnegazione fatta di esercizi spirituali contro ogni moto spontaneo della volontà e dell’individualità per arrivare a una obbedienza assoluta, vista come unica via per raggiungere la perfezione spirituale.

Lo scopo della Chiesa Cattolica è quello di difendere se stessa da altre scissioni formando un clero più preparato che possa essere di esempio per le classi sociali più basse, ma non prevede assolutamente una educazione per il popolo che lo possa emancipare dalla sua condizione. Lutero al merito di aver fondato una scuola popolare aperta a tutti e dove tutti godono della pari dignità; per arrivare a questo in Italia dobbiamo aspettare la fine dell’800 quando, in un paese ancora rurale, in cui l’educazione rimane legata alla famiglia, dove la madre ricopre il ruolo principale di educatrice, si inserisce l’opera delle sorelle Agazzi, che rifacendosi all’esperienza del pedagogista tedesco Froebel, propongono una nuova idea di asilo infantile, più a misura di bambino e dove esso stesso è al centro dell’atto educativo.

Una scuola nuova dove accanto alla formazione spirituale, che comunque avviene non solo con la religione, ma anche con l’educazione estetica, vengono attuate una serie di attività pratiche in cui gioco e lavoro si intersecano e si confondono per una formazione globale dell’individuo.


In conclusione per avere una vera scuola democratica, aperta alla formazione di tutti, anche al genere femminile, l’Italia dovrà aspettare ancora un bel po’ di tempo quando negli anni venti del Novecento arriveranno donne come Maria Montessori, che si dedicherà all’educazione dei disabili oltre che dei bambini normodotati, o Maria Pizzigoni, che nel 1911 fonda la sua scuola, non a caso chiamata “Rinnovata”, nel quartiere della periferia milanese della Ghisolfa.


Sono queste esperienze ed altre ancora, citiamo ovviamente anche Don Milani, che porteranno l’Italia allo stesso livello dei altri paesi Europei e lo renderanno un paese più emancipato culturalmente riducendo l’analfabetismo che ancora negli anni ’50 imperava soprattutto nelle campagne e nel sud.

Bibliografia:

Avalle-Maranzana
Pensare ed educare
Paravia
3 vol., € 24,60 ciascuno

R.Tassi-S.Tassi
I saperi dell’educazione
Zanichelli
2 vol.