La poledrica attività di Magdalo Mussio nella monografia di Paola Bellesi

di Sergio Borrini

La bella monografia apparsa recentemente dedicata a Magdalo Mussio (1925-2006) porta nuova attenzione verso questo bravo artista che meriterebbe molto di più della indiscussa fama raggiunta.

Il volume edito da Quodlibet è curato dalla storica dell’arte Paola Bellesi nonché docente di estetica all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e direttrice all’Accademia di Belle Arti di Macerata dal 1989 al 2001. Questa pubblicazione è stata recentemente sostenuta anche dalla mostra di Mussio, appena conclusasi, al Centro di Documentazione della Ricerca Artistica Contemporanea Luigi Di Sarro di Roma.

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Il lavoro dell’artista si articola su una profonda analisi del segno-linguaggio-immagine come sostiene la curatrice nel testo introduttivo: « … La ricerca di Magdalo Mussio da sempre attento all’humus fecondo in cui le parole sfumano in immagini e le immagini in parole, con un doppio movimento affidato al libero gioco di prospettive e scivolamenti dove percezione e rappresentazioni si scambiano i ruoli per tentare di raccogliere segni in gestazione e significati sul nascere» .

La pubblicazione, che in 176 pagine ci da una visione chiara e precisa di questo singolare artista, si avvale di scritti di personalità diverse che spaziano da critici d’arte a filosofi. Una vasta raccolta di immagini documentano l’instancabile attività poliedrica dell’artista. Gli apparati finali inoltre arricchiscono la conoscenza di tutte le sue occupazioni perché Magdalo Mussio, oltre alla funzione di artista e di insegnate di Tecniche dell’Incisione all’Accademia di Macerata, è stato protagonista nel campo dell’editoria. Redattore capo e Art Director della rivista Marcatrè legata al Gruppu ’63 di Umberto Eco, Alberto Arbasino, Luciano Anceschi, Edoardo Sanguineti ecc. e inoltre ha pubblicato diversi libri per varie case editrici come la Lerici e la Nuova Foglio. Ha realizzato film di animazione, tecnica appresa in Canada con Norman McLaren e ha sviluppato scenografie per spettacoli teatrali.

L’artista è stato tra gli interpreti più incisivi della cosidetta Neoavanguardia. Le sue opere, o i suoi “poemi visivi” come qualcuno li ha definiti, sono stati esposti in importanti rassegne internazionali come Italian Visual Poetry al Finck Museum di New York o Identité Italienne: L’Art en Italie depuis 1959 al Centre Pompidou di Parigi. Del suo lavoro si sono occupati oltre ai critici d’arte anche vari personaggi della cultura come Giuseppe Ungaretti, Renato Barilli, Germano Celant, Vittorio Fagone, il filosofo Flavio Ermini, Carlo Arturo Quintavalle, Gillo Dorfles e talti altri.

Si può concludere questo breve percorso proprio con un estratto del saggio di Dorfles, Magdalo Mussio. Il filo di un discorso pubblicato nel 2004

«I segni possono essere lettere o filastrocche, ma anche tratti del tutto asemantici e proprio per questo caricabili d’un significato più misterioso: quello che ogni singolo spettatore gli vorrà attribuire, così da rendere ogni «poema visivo» – come sempre dovrebbe essere per tutte le opere d’arte – l’incontro tra l’immaginario dell’artista e quello del fruitore».

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