La commedia greca: dalle radici contadine alla presa in giro dei potenti

Nel libro di recente pubblicazione Bernhard Zimmermann ricostruisce la storia della commedia greca dalle origini all’età ellenistica. Dall’enigmatica commedia di Epicarno e Formide a quella attica. Per Aristotele la commedia si svilupperebbe dai phallikà (falloforie) analogamente a quanto succede per la tragedia, dove il capocoro del ditirambo, staccandosi dal coro, inizia a dialogare con i coreuti. Aristofane e la critica alla politica.

di Paolo Scaglietti

La commedia fu – al pari della tragedia – una manifestazione della civiltà democratica di Atene e vide il suo primo periodo di fioritura nella seconda metà del V sec. A.C. A differenza della tragedia, occorre precisare che non mancano in altre zone della Grecia forme di manifestazioni di natura burlesca. Pur tuttavia, fu nell’ambito dei festival dionisiaci ateniesi che la commedia ricevette la sua definitiva strutturazione letteraria. I primi concorsi comici risalgono al 486 a.C.

Se la commedia siciliana di Epicarmo o Formide resta per noi enigmatica, più facile è seguire l’origine e lo sviluppo della commedia attica (la fonte è ancora soprattutto la Poetica di Aristotele). Secondo quest’ultimo (Poetica 1449a), la commedia si svilupperebbe dai phallikà (falloforie) analogamente a quanto succede per la tragedia, dove il capocoro del ditirambo, staccandosi dal coro, inizia a dialogare con i coreuti, il capofila di una processione fallica istituisce un dialogo con il resto del coro: una falloforia, detto in altri termini, è una processione e un canto in cui il fallo è celebrato come simbolo della potenza generatrice della natura. In sostanza, la commedia – nella sua natura rituale – nasce e si sviluppa nel contesto di feste collegate al ciclo annuale della vegetazione.

Sempre Aristotele, fa derivare il nome komodia da komos (= corteo festivo) o da kome (= villaggio). Le più primitive manifestazioni comiche sono legate e si sviluppano in ambiente rurale, contadino (tanto che sono legate a rituali connessi con la fertilità); la commedia ha quindi radici contadine, in contrapposizione alla tragedia che – con i suoi miti aristocratici e il suo linguaggio elevato – è legato all’ambiente evoluto della città. Si può affermare che se da un lato la commedia “letteraria” è debitrice di un influsso “esterno – esteriore”, della tragedia, quanto a organizzazione – struttura, le tematiche, invece, si riallacciano a credenze e modi di pensare arcaici e comunque radicati nell’immaginario collettivo dell’uditorio

La commedia archaia è per noi rappresentata da Aristofane: la sua è commedia politica in senso lato; essa affronta, in generale, le tematiche caratterizzanti la vita come la guerra, la aggressione ai personaggi pubblici, la vita sociale e religiosa, i contrasti fra generazioni, i confronti o le contrapposizioni fra i sessi. Nella athenaion politeia, dello pseudo – Senofonte (un pamphlet di propaganda politica drasticamente antidemocratica che risale alla fine del V secolo) si dice che «il popolo di Atene non consente che si porti sulla scena comica il popolo o lo si denigri […] ma chiede che lo si faccia contro privati cittadini […] ben sapendo che chi viene deriso sulla scena non è uno del popolo, uno qualsiasi, ma un ricco, un nobile o un cittadino influente»: da ciò parrebbe di capire che, per l’autore, la commedia avrebbe un ruolo di controllo sociale, in quanto rivolta a colpire e denigrare i cittadini contrari al ceto popolare.

Ma questo è un giudizio di parte, giacché la lettura delle commedie di Aristofane dimostra come bersagli siano spesso leader come Cleone che rappresentano la linea politica gradita ai ceti popolari e del resto, oggetto delle mire di Aristofane sono anche istituti propri della democrazia popolare come i tribunali, come l’Eliea.

Facile e, per altro, inesatta è anche l’altra interpretazione, in base alla quale, la satira di Aristofane sarebbe espressione del “perbenismo” di ceti moderati. In realtà la satira, fondata sulla massima libertà di calunniare, di attaccare ferocemente e direttamente persone pubbliche che si esprime nella prassi dell’onomastì komodèin, trova il suo fondamento in uno dei principi primi e irrinunciabili della democrazia ateniese, vale a dire la completa libertà di parola, isegorìa e parresìa, a fondamento della democrazia a partecipazione diretta dell’Atene del V secolo.

D’altra parte, prendere a bersaglio sulla scena un personaggio, non presuppone assumere (da parte dell’autore) una posizione politica coerente e ideologicamente antidemocratica; il pubblico sapeva dare il giusto valore (un valore talora relativo) agli scherzi dei comici sulla scena; il pubblico che acclama Aristofane vittorioso con la commedia I Cavalieri (una pesantissima demolizione di Cleone) è costituito dagli stessi cittadini che, di lì a poco, eleggeranno lo stesso Cleone stratego. Non risulta infatti che i commediografi seguissero coerentemente una linea politica, né tanto meno che fossero la voce o lo strumento propagandistico di una parte (conservatori o democratici).

 

Bernhard Zimmermann

La commedia greca

Carocci

pp. 232, € 21,00