Il cibo nell’arte. Quei banchetti che ostentano il potere economico

Da Quentin Metsys a Vincenzo Campi, Marten van Cleef fino a Henri Matisse. Paolo Veronese dipinse una tela per i benedettini in contrasto con la Regola di san Benedetto e che di fatto rappresenta l’ostentazione massima dell’esaltazione del potere economico e mette in secondo piano il significato religioso dell’avvenimento. La cena di Emaus del Caravaggio

di Sergio Borrini e Nadia Nava

Sarà sicuramente capitato anche a voi di avere immagazzinato nella mente immagini flash che nella loro apparente semplicità riescono poi ad evocare pensieri complessi.

Il raccontino ora narrato si svolge in un piccolo e rinomato paese della Liguria dove le case e il mare si fondono. Dagli scogli si può osservare un coinvolgente paesaggio, comprese alcune ville isolate a strapiombo sull’acqua. Ebbene, da una di queste dimore con una scaletta privata scende a mare un gruppo di persone. Dopo un bagno stimolante, verso le ore 13 dall’alto di questa villa si affaccia alla balaustra una signora che con voce suadente e decisa annuncia «E’ PRONTO!». L’ora propizia e la frizzante aria marina muove l’immaginazione e la fa correre ad una tavola ben imbandita con appetitose vivande e al piacere dell’appartenenza e della convivialità.

Ed è qui, forse per deformazione professionale, che il pensiero si muove per passare visivamente alle tavole imbandite della storia dell’arte. Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Infatti sono numerose le rappresentazioni del genere nel corso dei secoli. Dal cibo che viene presentato con grande risalto ai commensali appagati dai sapori e dall’abbondanza fino alle varie rappresentazioni delle cene sacre a volte descritte anche in modo profano.

Il tripudio di queste opere si ha soprattutto nei quadri della pittura dei Paesi Bassi. Testimonianza oltre che della bravura tecnica degli artisti, anche e soprattutto

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Quentin Metsys Il banchiere e la moglie

del potere economico raggiunto dai committenti che le hanno richieste. Potere economico che viene ben raffigurato nell’opera di Quentin Metsys (1466-1530) Il Banchiere e la moglie dove un uomo in primo piano con partecipata attenzione pesa con un bilancino monete d’oro, anelli e pietre preziose accumulate mentre la moglie, con sguardo quasi turbato, osserva la scena interrompendo la lettura di un libro sacro, quasi a chiedersi se sia giusto tutto questo. Espressione efficace di una società arricchitasi con i commerci ma anche fondamentalmente bigotta.

Anche nelle corti rinascimentali la ricchezza veniva esibita pubblicamente con ostentati banchetti dove oltre all’abbondanza del cibo era sottolineato anche l’elevato numero di servitori.

Nell’opera La cucina del pittore Vincenzo Campi (1536-1591) o nella tela di Marten van Cleef (1527-1581) Interno con cucina vengono rappresentati, come in un allestimento scenico, il tripudio delle vivande e i vari servitori, ognuno dei quali intento alla sua mansione per fare in modo che il banchetto si svolga nel migliore dei modi.

Nella grande opera Le nozze di Cana , in contrasto con quello che poteva essere nella realtà questa cerimonia, Paolo Veronese (1528-1588) dipinge una enorme tela di cm. 666×990 in una spettacolare ambientazione architettonica.

Paolo Veronese Le nozze di Cana
Paolo Veronese Le nozze di Cana

Un lussuoso luogo affollato da un gran numero di personaggi in abiti sfarzosi, con grandi tavole imbandite da preziose suppellettili, dove diversi servitori porgono ai commensali calici del vino che Gesù, al centro della scena ma non in particolare evidenza, al suo primo miracolo aveva ricavato dall’acqua. Dunque neanche le rappresentazioni sacre si sottraggono a questo rito.

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Claesz Pieter Natura morta

Quest’opera , se pur commissionata dai benedettini per il loro refettorio all’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, è in netto disaccordo con le stesse indicazioni di San Benedetto a proposito del cibo descritte nel suo testo La Regola, e diventa l’ostentazione massima dell’esaltazione del potere economico che mette in secondo piano il significato religioso dell’avvenimento. Così come nelle varie altre cene dipinte dallo stesso Veronese come la Cena in casa di Simone alla Pinacoteca di Brera a Milano o Cena in casa di Levi alla Galleria dell’Accademia di Venezia.

(Niente a che vedere con la povertà di un’altra cena, quella dipinta dal Caravaggio nel 1601 Cena in Emaus alla National Gallery di Londra. L’opera rappresenta il momento in cui il Cristo risorto viene riconosciuto da tre discepoli. La tavola a cui siede Gesù è apparecchiata sobriamente e l’ambientazione è più da taverna che da luogo di potere. Però la forza mistica del dipinto è grande e non è distratta da inutili accessori.)

Le committenze rivolte agli artisti dovevano sottolineare lo status raggiunto e allora quale maggiore dimostrazione, più di altre ricchezze, poteva esserci se non l’esibizione dell’abbondanza di un cibo ricercato e prezioso, considerando poi che la maggior parte delle persone (e non solo nei Paesi Bassi) aveva problemi a nutrirsi tutti i giorni (vedere i tristi e denutriti Mangiatori di patate di Van Gogh). Dunque stupire gli invitati con sontuosi banchetti e con opere pittoriche che li rappresentavano, per una certa classe sociale, era la norma.

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Henri Matisse La tavola imbandita

Lo dimostrano anche le opere di Jan Davidsz de Heem (1606-1683) e di Claesz Pieter (1598-1661) che con le loro nature morte o con le tavole imbandite ricolme di raffinati ed esotici alimenti suscitano l’ammirazione dello spettatore. In tempi più recenti il pittore Henri Matisse (1869-1954) con l’opera La tavola imbandita mette in risalto la condizione di un borghese benestante.

È risaputo dunque che il cibo, al di là del semplice e necessario nutrimento, possiede un alto valore simbolico di potere manifestato in tutte le culture. Non a caso il detto popolare che definisce Un uomo ben in carne non ha altro significato se non intendere che chi si nutre molto è anche potente.

Se ne è occupato anche il cinema. Nel film Il fascino discreto della borghesia il regista Luis Bunuel (1900-1983) focalizza la sua feroce e ironica analisi di una classe sociale gentilmente ipocrita ponendo al centro della vicenda proprio l’organizzazione di un pranzo sontuoso.

 

 

 

Libri segnalati:

Filippo Ceccarelli
Lo stomaco della Repubblica
: cibo e potere in Italia dal 1945 al 2000
Longanesi
pp. 384, € 15,49

Luca Bortolotti
La natura morta: storia, artisti e opere
Giunti Editore
pp 190, € 18,52