Empatia e turbamento. La società contemporanea riflessa nello specchio della narrativa

Un accostamento insolito è probabilmente quello tra Diego De Silva e Alexander McCall Smith, due scrittori diversi, lontani per origine (Campania il primo, Scozia il secondo) e mentalità, ma accomunati da un condiviso senso critico nei confronti della società che li porta a sviluppare dei racconti in cui la vera protagonista è la realtà del nostro tempo con le sue contraddizioni, le sue paure, il nuovo concetto di “nucleo familiare” e di “legami”.

di Serena Bedini

L’Avvocato Vincenzo Malinconico ha un cognome che non si dimentica, autoreferenziale, così calzante per la tipologia di carattere del personaggio da strappare un sorriso, ogni volta che egli stesso si presenta all’interno dei romanzi che lo vedono protagonista. Ma non è solo la malinconia a distinguerlo: in lui c’è molto di più. Ad esempio la capacità di filosofare sulla vita, sui rapporti umani, sui modi di parlare, sulle diverse mentalità che caratterizzano i delinquenti, le ex-mogli, i figli, i clienti, gli scapoli, ecc., sugli usi e i costumi di questa nostra società, sui mali che la affliggono e in un certo senso la rendono unica, sospingendoci ad assumere comportamenti che spesso sono addirittura spropositati rispetto alle nostre stesse capacità. Vincenzo Malinconico, nato dalla penna di De Silva, è un avvocato squattrinato, soffocato dalle tasse della professione e dall’assegno di sostentamento alla ex-moglie e ai figli, con pochi clienti e con una scarsa fiducia nelle proprie possibilità; è anche molto altro: è un uomo timido e impacciato, desideroso di raggiungere quella stabilità affettiva e fors’anche economica che il divorzio stesso gli ha precluso, ansioso di ottenere qualche riconoscimento che una vita grama sembra proprio non volergli concedere. Tracciando questo tipo di profilo si ha la sensazione che Arrangiati Malinconico – la ristampa di Einaudi dei tre romanzi di Diego De Silva che costituiscono la saga dell’Avvocato Malinconico – sia niente più che la consueta storia dell’inetto, personaggio tanto caro alla letteratura novecentesca. Ebbene sarebbe riduttivo pensare questo, visto che se è vero che Vincenzo Malinconico è un antieroe, un non protagonista, è altrettanto innegabile che la forza di questi romanzi stia proprio nel valore delle riflessioni di un uomo comune, che ha commesso errori e ne è consapevole, che talora è meschino, talora è sincero e leale e, in questo senso, è profondamente autentico, realistico. È un realismo il suo che nasce dalla disillusione nei confronti della vita e dei rapporti con gli altri, ma che pure ci fa avvertire Malinconico come uno di noi, grazie alla profonda umanità che contraddistingue le sue stesse riflessioni: «È così che stanno i rapporti tra le persone, anche fra quelle che si conoscono da una vita, ed è per questo che dire o non dire è la stessa cosa, e la sincerità è un incidente e non è nemmeno che faccia così bene come comunemente si pensa. Parlare non risolve i problemi, semmai gli dà una lisciatina. Non si può fare affidamento sulle parole, e questo è tutto. In certi momenti, quando guardi qualcuno che ti ha detto una cosa che avevi messo da parte convinto che fra voi avesse un qualche valore, e t’accorgi che manco se la ricorda, quella cosa, allora pensi che è proprio meglio che lasci perdere e non ci pensi neanche più, capito». (Diego De Silva, Non avevo capito niente, in Arrangiati Malinconico, pp.61)

Diego De Silva ha uno stile originale, ironico, ricco di modi di dire e talora di regionalismi che lo rendono espressivo e diretto, efficace e comunicativo. Si legge in maniera scorrevole, appassiona per la capacità di sorprendere, ma anche per l’incredibile talento nel condurre il lettore sulla propria strada, nel portarlo esattamente dove vuole, nel fargli credere quello che desidera. L’io narrante, Vincenzo appunto, passa paradossalmente in secondo piano, lasciando spazio alla descrizione della società contemporanea, con le sue ipocrisie e gli obblighi morali che induce, – si veda ad esempio la regola del “pare brutto”, secondo cui si sfugge ad atteggiamenti schietti in nome di un buon gusto spesso ridicolo – una società insomma ritratta senza pietà, esattamente come se fosse riflessa allo specchio.

Le avventure dell’Avvocato Malinconico non sono gialli, eppure conquistano il lettore con la stessa capacità di creare suspense. Sono perfetti nella struttura, si muovono in modo autonomo e inconsueto, dando un nuovo taglio alla narrativa contemporanea: si tratta quasi del riversare sulle pagine il corso dei pensieri del nostro avvocato, senza celare nulla, mettendo a nudo tutto e permettendo al lettore di vestire i suoi panni. Ci troviamo così a camminare per le vie di Napoli seguiti, per non dire perseguitati, da uno scagnozzo di un clan camorrista che deve farci, nostro malgrado, da guardia del corpo; a percorrere i corridoi del tribunale; ad entrare in aula e comprendere a fondo cosa significhi oggi fare la professione di avvocato; a rapportarsi ai colleghi di studio; a muoversi disinvoltamente in una casa in affitto, arredata IKEA; a cercare il giusto canale di comunicazione con i propri figli e a relazionarsi in una famiglia allargata. In questi romanzi, tuttavia c’è anche molto di più: c’è la crisi dei rapporti familiari, dei legami sentimentali; c’è un mondo malato, contagiato dal desiderio di visibilità che media, social network e reality show hanno reso quasi imprescindibile; c’è la difficoltà di comunicazione tra sessi; c’è il ribaltamento, avvertito ma mai del tutto accettato, tra la condizione femminile, oggi spesso preponderante, e quella maschile, tendente a cedere il passo.

Non meno significativa dal punto di vista della critica sociale è l’opera di McCall Smith, professore universitario scozzese, che circa dieci anni fa si è trovato alla ribalta delle cronache per aver scritto un bestseller. Da allora, autore apprezzato di decine di libri, è anche il creatore del personaggio della filosofa morale Isabel Dalhousie, quarantenne di Edinburgo, con alle spalle una relazione finita, direttrice di una rivista di Etica, che si trova spesso coinvolta in “casi”, in cui si improvvisa detective. Quelli di McCall Smith ancora una volta non sono romanzi gialli: il suo stile elegante, infatti, non sembra interessato ad indagare per trovare un ladro, un omicida o un malfattore, bensì per capire le motivazioni profonde che spingono l’uomo ad agire in modo più o meno corretto. Questa in effetti è la domanda che Isabel si pone spesso, declinandola in varie forme: che cos’è corretto? Esiste qualcosa di assolutamente giusto da fare? Anche Isabel, peraltro, come Vincenzo Malinconico, conduce una vita che per la mentalità tradizionale è sopra le righe, ma che sta divenendo sempre più comune: quarantenne single incontra un uomo di dieci-quindici anni più giovane di lei, ex-fidanzato della propria nipote, intreccia una relazione con lui e infine lo sposa e ne rimane incinta. Una storia normale oggi, eppure diversa da quello che la società crederebbe opportuno. Isabel è una donna “saggia”, aperta, molto riflessiva: i casi che la incuriosiscono coinvolgono la borghesia della piccola Edinburgo, con i suoi caffè, le gallerie d’arte e i ristoranti. I romanzi che compongono la serie di Isabel Dalhousie sono scritti in terza persona, ma il narratore è onnisciente e riporta così al lettore l’intimo travaglio che turba i pensieri e il cuore della protagonista, una donna “buona”, nel senso più genuino e spontaneo del termine. La sua capacità di osservazione la rende profondamente sensibile e, partendo dal principio terenziano secondo cui siamo uomini e come tali niente di ciò che umano reputiamo estraneo, Isabel segue i suoi “casi” arrivando a dipanare la matassa, a dare una spiegazione per il comportamento degli altri, a comprendere cosa è avvenuto non solo nei fatti, ma persino nell’intimo sentire di quanti sono coinvolti e non mancando di svelare le altrui ed anche le proprie meschinità: «Lo sapevo! Lo sapevo! Isabel non poteva fare a meno di provare un certo piacere nell’aver azzeccato con tanta precisione l’origine del nuovo fidanzato di Cat. Amiamo la prevedibilità, pensò, e ci sentiamo sempre soddisfatti quando le persone si comportano come pensiamo. Ci fa sentire… be’, forti: il mondo non è poi così complesso come crede qualcuno, o almeno, non lo è per noi. Si fermò. La nemesi colpisce chi si compiace troppo di se stesso ed è comunque sbagliato indulgere nell’autoincensazione. Il confine tra avere una giusta opinione di sé e la pura smargiassata è sottile, e chi lo rasenta troppo da vicino di solito finisce per oltrepassarlo.» (Alexander McCall Smith, Le affascinanti manie degli altri, pp. 77)

Oltre alla critica alla società contemporanea, oltre alla disamina della natura dei legami che ci uniscono o dei motivi di attrito che ci dividono, torna nelle storie dell’Avvocato Vincenzo Malinconico anche questa stessa empatia che contraddistingue le vicende in cui si muove Isabel Dalhousie: due personaggi umani, nel senso più autentico del termine, due persone comuni eppure diverse dagli altri per la capacità di riflettere, soprattutto di ammettere la propria fallibilità e conseguentemente di accettare anche quella altrui.

In entrambi i casi gli autori si mantengono al di fuori delle vicende: descrivono, ma non giudicano; raccontano e non salvano i propri personaggi dall’errore. La stessa condivisione con il lettore dell’intimità dei pensieri di Malinconico, in prima persona, e di Isabel Dalhousie, in terza persona con narratore onnisciente, pone chi legge nella condizione di confrontarsi, di capire, di scusare o di condannare. Il punto è che molto spesso si è fin troppo propensi a valutare la propria condotta attraverso quella dell’avvocato napoletano e della filosofa scozzese e, irrimediabilmente, a riconoscersi negli stessi errori dei protagonisti, approvandone le argomentazioni, giustificandone le scelte. Tutto questo perché gli eroi di carta di De Silva e McCall Smith sono esseri umani, esattamente come noi.

Bibliografia di riferimento:

Diego De Silva
Arrangiati Malinconico
Einaudi
pp. 762, € 19,00

Alexander McCall Smith
Il Club dei filosofi dilettanti
TEA
pp. 262, € 8,50

Alexander McCall Smith
Amici, amanti, cioccolato
TEA
pp. 262, € 8,50

Alexander McCall Smith
Il piacere sottile della pioggia
TEA
pp. 271, € 8,60

Alexander McCall Smith
L’uso sapiente delle buone maniere
TEA, pp. 258, € 8,60

Alexander McCall Smith
Le affascinanti manie degli altri
Guanda
pp. 266, € 17,00