Elena Ferrante piace anche ai tedeschi: Suhrkamp pubblica “L’amica geniale”

In Germania si registra un vistoso incremento di saggistica di supporto alle comuni difficoltà dell’esistenza. Melanie Raabe, giovane autrice di ben 4 libri senza fortuna, ora balza in prima linea con lo psycothriller Die Falle (Btb, La trappola). Le edizioni Blau presentano Cesare Pavese in una nuova traduzione di La luna e i falò di Maya Pflug, valida interprete della letteratura italiana.

di Anna Maria Carpi

Alla Fiera del libro di Francoforte, che quest’anno aveva per ospiti d’onore l’Olanda e le Fiandre, con una cerimonia nella storica Paulskirche, riceve il Friedenspreis (Premio per la pace) dell’editoria tedesca la filosofa e pubblicista Carolin Emcke, il cui ultimo libro Gegen den Hass (Contro l’odio), edito da Fischer, argomenta efficacemente per una società aperta libera da ogni razzismo. In parallelo si registra il vistoso incremento di una saggistica di supporto alle comuni difficoltà dell’esistenza, in cui spicca il norvegese Erling Kagge che uscirà anche da Einaudi come Il silenzio ai tempi del rumore. Ma oggetto di un vero e proprio culto è Elena Ferrante, di cui si pubblica ora in tedesco la traduzione del primo volume della quadrilogia, L’amica geniale, Suhrkamp, che all’ambientazione napoletana, sempre nuova e sorprendente per i lettori tedeschi, intreccia la problematica dei diversi destini femminili. Melanie Raabe, giovane autrice di ben 4 libri senza fortuna, ora balza in prima linea con lo psycothriller Die Falle (Btb, La trappola): una sorpresa cui la stampa dedica il massimo spazio, anche a causa dell’insolita vicenda editoriale dell’autrice. Ancora più giovane è la californiana Emma Cline, ventiquattrenne: il romanzo d’esordio (2015), Le ragazze, già apparso anche da noi, è considerato l’erede del Giovane Holden di Salinger (1951): l’io narrante, mascherato da solitaria e spiantata cinquantenne, racconta fatti della sua adolescenza fine anni Sessanta ovvero la sua doppia vita fra una piatta famiglia borghese e un malconcio ranch dove i giovani vagabondi, fra droga, sesso e malinconia, soffrono anche la fame e dove approdano due maturi guru, cantautori e rivali: l’esito è una strage che riecheggia quella compiuta da Charles Manson a Los Angeles nel ’69.

Notevole successo ha l’ungherese Terézia Mora, cineasta e autrice di diversi romanzi, con Das Leiden der anderen (Luchterhand, La sofferenza degli altri), mentre le edizioni Blau presentano Cesare Pavese in una nuova traduzione di La luna e i falò di Maya Pflug, valida interprete della letteratura italiana.

Singolare e variamente valutato dalla critica è l’ultimo romanzo di una multiforme personalità della cultura tedesca, Sibylle Lewitscharoff, insignita dei principali premi nazionali, ultimo il Bȕchner nel 2013. Studiosa di Dante, in Das Pfingstwunder (Suhrkamp, Il miracolo di Pentecoste) compie canto per canto un viaggio nell’intero Inferno dantesco e presenta, con cognizione di causa e con sguardo satirico, i risultati della ricerca accademica e dipinge un odierno congresso romano di studiosi della Commedia che, in preda a ebbre fantasie, si squagliano poi nell’aria. Svolte magiche come pure simbologie cristiane ricorrono anche nei suoi apprezzatissimi libri precedenti quali Blumenberg e Apostoloff, quest’ultimo tradotto dall’editore Del Vecchio che è particolarmente attento alla produzione tedesca.

Resta, in Germania, la consueta marcata presenza della letteratura americana. Di Don De Lillo è apparso Null K già tradotto da noi (Einaudi) come Zero K. L’autore dei successi mondiali di Rumore bianco (1985) che rappresentava la folle ricerca di un farmaco contro la paura della morte, e di Underworld (1997) che riporta mezzo secolo di storia america sul filo di una pallina da baseball, affronta qui il tema della criogenia o crionica ossia dell’ibernazione dei corpi che ne trasferirebbe la vita a un momento successivo: i due protagonisti decidono di sottoporvisi. A parlare di De Lillo, nella nostra odierna ipersensibilità alla cronaca, inducono anche il suo ottantesimo compleanno e che dopo anni è tornato a vivere a New York.

Sull’onda del gradimento che incontrano attualmente narrativa e saggistica abbordabili, godibili e di supporto esistenziale, si segnala il successo di Anna Weidenholzer, Weshalb die Herren Seesterne tragen (Matthes & Seitz, Perché gli uomini si portano addosso delle stellemarine): quest’avventura di un insegnante in pensione che si mette in viaggio per capire che cos’è la felicità è definita da Sandra Kegel sulla “Frankfurter Allgemeine” una «raffinata parabola» e «uno dei più stupefacenti romanzi della stagione».